N° 11 - Dicembre 2020
Dal diario di un parrocchiano
di Enzo Mazzini

Domenica 18 Ottobre - Oggi la Parrocchia "Preziosissimo Sangue Luni Isola" è in grande festa per una celebrazione davvero solenne: il nostro Vescovo, S.E.Mons.Luigi Ernesto Paletti, amministra il Sacramento della Confermazione, più conosciuto come Cresima,a 45 ragazzi. Si tratta di un Sacramento molto importante perché rafforza la grazia battesimale ed arreca la forza speciale dello Spirito Santo.
Per poter  dare pieno rispetto alle misure restrittive imposte a seguito del Covid-19 e quindi per garantire il necessario distanziamento, Don Carlo  ha dovuto programmare 2 SS.Messe: una alle ore 16 ed un'altra alle ore 18,30 per consentire la intermedia necessaria sanificazione ambientale, a garanzia  dei fedeli.
Ovviamente le due SS.Messe si sono svolte nella  massima solennità, pur nel totale rispetto delle vigenti norme per quanto riguarda il  distanziamento dei fedeli.
I due cori che  si sono susseguiti sono stati diretti rispettivamente dal Dott.Giuseppe Cecchinelli e da Nicoletta.
Io, in quanto componente  del "Coro" di Isola, ho partecipato alla seconda S.Messa che è stata, a dir poco,  commovente.
Molto accorata la presentazione dei ragazzi che stanno per ricevere l'importante sacramento, rivolta al Vescovo da parte del Parroco Don Carlo: "Eccellenza Reverendissima, siamo al secondo momento di celebrazione dell'Eucaristia,  con un altro gruppo numeroso: sono22 questa volta i ragazzi che desiderano essere confermati nel  dono dello  Spirito Santo,  per poter esprimere, attraverso la vita, la bellezza e l'amicizia con Cristo figlio di Dio, risorto per amore.
Come  ho detto nell'altro gruppo,  io incoraggio e ringrazio in modo particolare il gruppo di catechiste che sono mamme, che sono insegnanti, alcune in pensione e qualcuna insegna ancora, il nostro avvocato che ci ha aiutati a vivere un momento di emergenza interpretando quelle che sono le leggi,  quelle che  sono le norme, le precauzioni,  predisponendoci un patto di  collaborazione fra noi ed i genitori,  per poter costituire tutte le attività di catechesi.
Sappiamo che questa emergenza è molto importante e quindi, proprio per tutelare loro, voi ed in modo particolare i bambini che vanno al catechismo, ma tutti noi. Siamo importanti: non siamo soltanto dei numeri. Ecco perché, come ho detto nell'altro gruppo, questi bambini hanno vissuto momenti belli, dei veri momenti di grazia, attraverso il dono del Battesimo, la Confessione, la Prima Comunione che abbiamo fatto insieme e poi, sapete anche voi cos'è successo: siamo un po' bloccati per la paura per questa brutta emergenza, per questa orribile malattia silenziosa, diabolica che divide, divide e dove passa distrugge e fa soffrire.
Allora anche  il catechismo, anche la pratica dei sacramenti ed in particolare la celebrazione è andata un pochino così, però noi siamo qui, con questi ragazzi che desiderano diventare buoni cristiani. Padrino, madrina ed i loro genitori ed anche noi li accompagnato e desideriamo che siano testimoni di questa grande verità”. A questo punto segue la profonda e coinvolgente omelia del Vescovo che di seguito riporto: "Abbiamo insieme ascoltato la parola di Dio, una parola che ci alimenta: é il pane della parola, primo momento della celebrazione della nostra Eucaristia. In modo particolare il Vangelo. È un Vangelo conosciuto, è un Vangelo anche popolamento accettato: "Date a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio". Sono diventate anche frasi che sono entrate nell'uso comune, ma il Vangelo è veramente importante per noi.
Tutto parte, lo abbiamo sentito, da un tranello che viene fatto nei confronti del Signore Dio: vogliono trarLo in inganno per poterLo accusare e il tranello è fatto bene: è fatto bene perché presuppone tutte e due le risposte e in ogni caso presuppone la possibilità di accusarlo. Se dice che è giusto pagare il tributo a Cesare allora sarà facile accusarlo: "Altroché Messia liberatore, questo è uno che collabora con l'esercito occupatore e quindi con i Romani!"
Se invece dice: "Si,si non bisogna pagare il tributo a Cesare" allora è facile dire: "Vedete? É un sovversivo perché vuole andare contro Cesare, contro il potere dei Romani" e dunque, in un modo o nell'altro doveva scattare la condanna. Ma non è così, perché il Signore Gesù risponde, ma con una domanda e qui diventa importante per noi questo passaggio perché non è solo un sistema, seppur molto raffinato, che Lui utilizza per potersi liberare da questi inganni, ma diventa per noi un motivo di rivelazione ed insegnamento e veramente di sapienza evangelica.
Chiede che Gli sia portata una moneta, domanda di chi è l'iscrizione sulla moneta e quando Gli viene detto: "È Cesare", risponde dicendo: "Date a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio ". È importante questo passaggio perché in questo passaggio il Signore non dice semplicemente che va restituito lecitamente ciò che appartiene a Cesare.  Ne riconosce l'autorità, l'autorevolezza, ma dice soprattutto che l'uomo appartiene a Dio perché quella moneta appartiene a Cesare e perché? Perché ha impressa l'immagine di Cesare, ma l'uomo ha impressa l'immagine di Dio.
Se ricordiamo all'inizio proprio del primo libro della Bibbia,  quando viene narrata, sia pure nel modo in cui   viene narrata all'epoca la creazione,  si dice che  Dio fece l'uomo a Sua immagine ed a Sua somiglianza: quella immagine e quella somiglianza che il Signore ha scritto dentro di noi fin dall'inizio e che è patrimonio comune di tutti gli uomini: lo sappiano o non lo  sappiano, lo accettino o non lo accettino, portano l'immagine, la somiglianza del loro creatore. Ma allora, se noi portiamo la somiglianza e l'immagine di Dio come la moneta porta quella riferita a Cesare, l'uomo invece è riferito a Dio e qui abbiamo la grandezza della nostra umanità ed anche il senso profondo della nostra vita, una vita che certo poi verrà portata a una luce particolare perché quella immagine sappiamo che subito dopo si rovinerà col peccato d'origine, ma non si cancellerà. Continuerà anche a rovinarsi con i nostri peccati personali, ma non si cancellerà fino in fondo e con la venuta del Signore Gesù non solo verrà ripresa, ripulita, riportata all'immagine originale, ma addirittura sarà elevata ad essere figli di Dio. Col Battesimo il Signore dona a noi non solo l'immagine, ma addirittura la vita divina. Ecco, allora diventa fondamentale questo, perché se noi ascoltiamo in modo serio, autentico, quello che il Vangelo ci dice, oggi noi ci rendiamo conto che la nostra vita e noi stessi apparteniamo a Dio. Non possiamo buttarci via,  non possiamo distruggerci e questo fa sì che allora nella nostra esistenza debbano essere accettate varie cose ed anche  questa pandemia che ha riportato la nostra umanità ad una dimensione più concreta: ci ha fatto capire che non siamo onnipotenti; ci ha fatto capire che non possiamo vivere da soli; ci ha fatto capire quanto sia importante il vivere nella comunità proprio quando la comunità ti viene tolta; quanto siano importanti le nostre relazioni umane quando quelle ci possano essere da un giorno all'altro private immediatamente e quanto sia importante collaborare insieme. Ma se questo è vero a livello umano, quanto ancora di più è vero a livello evangelico! Siamo figli di Dio. Il Signore ci ha voluti per vivere dentro una comunità di fede, per camminare insieme in una comunità di fede e, osservando i Suoi comandamenti, non ci priva della nostra gioia, ci permette di cogliere ciò che distruggerebbe la nostra esistenza, col peccato. E allora sapere che siamo ad immagine e somiglianza di Dio vuol dire veramente dare la dignità piena ad ogni vita umana e di dare da parte nostra testimonianza di tutto questo. Certo, questo non ci porta a vivere isolati, ma se mai a ritornare in una vita di relazione, di comunità, a vivere l'impegno comune di tutti, perché noi siamo chiamati ad essere testimoni del regno di Dio.
Oggi celebriamo la Confermazione. La Confermazione porta alla maturità, il cammino del cristiano che porta alla testimonianza.
La testimonianza è fondamentale perché siamo chiamati non solo a vivere la fede, ma anche a diffonderla. È giusto averla, è giusto viverla, è giusto renderla manifesta, ma è altrettanto importante diffondere la fede attorno a noi. Diffonderla, condividendola con chi già ce l'ha, per rafforzarla, ed annunziandola a chi ancora non ce l'ha.
Certo, è sempre un annuncio che propone, perché la fede va proposta: non può essere imposta e dunque da parte nostra questa necessità di rivolgere il Vangelo a tutti. L'annuncio in modo semplice: il dire che Gesù è il Signore, che è il nostro Salvatore e che crediamo in Lui, che con la nostra vita, anche se fragile e debole, cerchiamo di essere Suoi discepoli ed è già un annuncio questo. Poi si potrà fare un discorso più profondo, lo si potrà portare nella comunità, però noi dobbiamo diffondere la fede attorno a noi. Oggi il mondo, anche se non lo sa, ha bisogno di ritornare a vivere il Verbo di Dio.
Oggi scende lo Spirito per questo: per consentire nuovi testimoni autorevoli della fede. Però la testimonianza richiede l'impegno, la responsabilità da parte nostra e per i nostri cresimandi come momento di partenza: oggi non termina, oggi parte tutto. Tanti anni di preparazione proprio per poter partire bene ed imparare a testimoniare insieme. Questo comporta il continuare ad accogliere la fede, ma anche ad approfondirla perché noi cresciamo e con noi cresce anche la nostra fede. Crescono anche le domande che hanno bisogno di risposte autorevoli. Dobbiamo conoscere il Vangelo sempre meglio: non possiamo accontentarci di quello che abbiamo conosciuto ed allora l'approfondire la fede dev'essere un cammino continuo per tutti. E se dunque da una parte invochiamo lo Spirito, per noi chiediamo che oggi lo Spirito venga riattivato. Dobbiamo invocarLo dentro di noi per poi, insieme con loro, diventare testimoni in modo che realmente chi ci incontra possa diventare discepolo del Signore, in modo che chi ci incontra possa trovare non delle persone straordinarie e neppure degli eroi, ma delle persone fragili che credono nel Vangelo e nella misericordia di Dio e nella potenza della Sua parola.
Allora accompagniamo questi cresimandi a ricevere il grande dono dello Spirito e con loro gioire, ma anche per sentire la responsabilità del sapere che se non portiamo l'immagine dentro di noi, non possiamo testimoniarla e non possiamo farla conoscere al nostro fratello".
Seguono quindi le promesse battesimale e la somministrazione del Sacramento della Confermazione, con l'imposizione della mano del Vescovo sui cresimandi, per esprimere la discesa dello Spirito Santo su di loro, mentre il Coro invoca lo Spirito Santo col canto: "Veni, Creator Spiritus".


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