N° 1 - Gennaio 2017
LE GRAFFIATURE
di Antonio Ratti


                      GENNAIO : DUE MOMENTI DI RIFLESSIONE

Il mese di gennaio si apre con la Giornata mondiale della pace e termina con la Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani. Due temi tosti e determinanti per la vita, presente e futura, del genere umano, ma finora irrealizzati e irrealizzabili, perché, se è vero che “ can che abbaia non morde”, è anche verissimo che di entrambi se ne parla troppo ovunque  - direi, si sproloquia fino alla noia -  proprio per non morderli, mancando l’intima volontà di farlo e darne la soluzione, così da offrire all’umanità intera una svolta epocale attesa da millenni.
Il vip, come il comune mortale, dopo una notte trascorsa tra cenone, ballo e sballo, quando si sveglia ha le idee intorpidite e le membra stanche per ricordare di dedicare un attimo alla pace e alla ricorrenza di precetto. L’autogiustificazione è pronta e credibile, diamine: è stato un errore datare la ricorrenza il primo dell’anno! La coscienza bue di ciascuno accondiscende soddisfatta. Facciamoci seri. Il problema pace è nato con l’uomo.
La clava, cioè, la prima arma tecnologicamente studiata, non è stata messa a punto per uccidere? La tecnologia militare non ha sempre avuto la precedenza e la priorità assoluta?
Il famoso Maggiolino Volkswagen  con il suo straordinario motore raffreddato ad aria e le quattro ruote sovradimensionate non è stato progettato da Ferdinand Porsche col nome di Typ1 nel 1936 per essere utilizzato su tutti i fronti bellici, dal freddo glaciale della Russia al caldo torrido del deserto?
Il grande profeta, cioè il messaggero di Dio, Isaia ( VIII sec. a.C. ) ci propone la pace con accenti appassionati e immagini poetiche di grande impatto, mostrando quanto il desiderio di pace e armonia fosse, già allora, un’aspirazione forte, che, però, non rientrava  - e non rientra – di fatto nelle priorità dell’uomo impegnato, con tutta la sua farisaica sensibilità d’animo e umiltà di spirito, solo a prevalere e a prevaricare.
“ Il lupo dimorerà con l’agnello, il leopardo si sdraierà accanto al capretto, il leone e il vitello pascoleranno insieme, il leone si ciberà di paglia come il bue e il lattante si trastullerà sulla tana della vipera.” E ancora: “Egli giudicherà le nazioni e a popoli numerosi detterà le sue leggi; così si trasformeranno le spade in vomeri e le loro lance in falci.” Quando potrà accadere tutto ciò? Isaia ha dato la sua riposta: quando l’uomo riscoprirà il timore di Dio.
Papa Francesco va un po’ oltre: quando l’uomo, facendo ordine dentro di sé, saprà mettere al primo posto dei suoi pensieri, l’assioma che Dio e  Misericordia sono la stessa cosa. Conclusione. L’uomo è eccezionalmente unico nella capacità di farsi male da solo, del resto la saggezza latina conferma come l’uomo sia il fabbro di se stesso ( Faber est suae quisque fortunae ), ma non indica se in senso positivo o distruttivo: guardiamoci attorno  per capire.
Il secondo problema che assorbe le energie di papa Francesco è l’unità dei cristiani.
Abbiamo già visto iniziative concrete ( l’incontro col patriarca moscovita Kirill a Cuba e la visita alle antiche Chiese caucasiche ) e un approccio diverso per spezzare i muri psicologici che dividono più profondamente di quelli in cemento armato e cavalli di Frisia: no al proselitismo, perché privo di senso, no al centralismo istituzionale o alla vaticanizzazione della comunità cristiana.
Francesco possiede una speciale bussola che non indica il nord classico, cioè la rigidità, ma un nuovo nord, la misericordia. Se al centro della sua azione pastorale non ci fosse la misericordia  - non la pietas latina che odora di imposizione come la pax romana -  non sarebbe stato pensabile nemmeno  da parte di un folle,  partecipare in Svezia alla celebrazione dei 500 anni  della Chiesa luterana, cioè dell’ultimo e drammatico scisma della Chiesa occidentale. Il Pontefice, umile pellegrino, è andato a porre le basi per rimediare agli errori di una Chiesa romana, per secoli dotata di tutto, tranne che di umiltà evangelica. Leone X,  più insigne  mecenate che uomo preparato alla guida della Chiesa, salito alla cattedra di Pietro per l’influenza politica e i soldi del padre, Lorenzo dei Medici il Magnifico, non ha compreso che Lutero era un serio e “ profondo teologo riformatore, non un ribelle” ( Martin Lutero : una prospettiva ecumenica  del card. Walter Kasper ) da trattare come un “cinghiale nella vigna del Signore” ( bolla di scomunica Exsurge Domine ). Papa Francesco teme che i cristiani si avviino ad essere tante  minoranze religiose e culturali rassegnate a vivere ai margini del contesto mondiale.
Solo l’unione vera, fraterna, guidata dalla bussola della misericordia può ridare sostanza, credibilità e slancio ecumenico alla missione della Chiesa, così come stabilito da Gesù Cristo: tutelare e portare a tutti, perché tutti lo conoscano e lo accettino attuandolo, il piano di salvezza che dà senso e dignità alla natura umana. In altri termini, occorre cambiare il trend attuale e tornare tutti allo spirito di servizio estremo di Paolo, Aquila e Priscilla, Barnaba, Timoteo, Sila, Pietro, ecc.ecc. 
Finché prevarranno le ragioni di principio, il si,ma, lo “ vorrei, ma come suggerisco io”, la strada sarà un’erta con tanta pendenza. Aiutiamo papa Francesco con la preghiera come lui chiede ad ogni Angelus domenicale.




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