N° 7 - Luglio 2015
COMMENTO ai VANGELI – Luglio 2015, Anno B
di Egidio Banti


 

Domenica 5 luglio – XIV del Tempo Ordinario (Marco 6, 1 - 6)

Nelle prime tre domeniche di luglio, la liturgia dell’anno B continua a proporci brani del Vangelo di Marco, ed in particolare del capitolo sesto. Quello odierno è il brano molto celebre nel quale si racconta come Gesù fosse andato, un sabato, a commentare le Scritture nella sinagoga del suo paese, Nazaret. Marco, come è noto, che al tempo della vita di Gesù era un ragazzo e che divenne poi il discepolo e assistente di Pietro, scrive il suo Vangelo in un tempo successivo agli altri due “sinottici” (Matteo e Luca), completando così talora il loro racconto. Così, nel brano di oggi, prima di riferire la frase di Gesù passata alla storia (“Un profeta non è disprezzato che nella sua patria, tra i suoi parenti e in casa sua”), l’evangelista ci dice che Gesù non era soltanto chiamato “il figlio di Giuseppe” (Luca) o “il figlio del carpentiere” (Matteo), bensì “il carpentiere” egli stesso.
Una semplice espressione, che ci dice però tanto su due valori fondamentali, eppure così tanto misconosciuti, anche ai giorni nostri: la famiglia e il lavoro. Gesù, che pure – come aveva detto ai genitori preoccupati quando lo avevano perso di vista di ritorno da Gerusalemme – doveva “occuparsi delle cose del Padre”, in realtà non ha mai trascurato la sua famiglia. In quell’essere egli stesso “carpentiere”, anzi, possiamo ben intuire la stima e l’amore filiale che doveva provare non solo per Maria, che lo aveva dato alla luce, ma anche per Giuseppe, il paziente e fedele tessitore della trama divina per quel figlio che egli, ricambiato, doveva sentire davvero come proprio a tutti gli effetti. Gesù lo ricambia lavorando con lui, in quella che doveva essere la sua bottega, imparando da lui e, quindi, rendendolo felice anche sul piano umano. In ciò, Gesù rende anche il valore dovuto al lavoro, come hanno ben messo in rilievo tutti i Papi che, negli ultimi secoli, si sono occupati della “dottrina sociale della Chiesa”. Senza lavoro, non c’è dignità umana: i figli vanno educati al lavoro (Gesù, carpentiere egli stesso, certo non poteva essere accusato di essere, come si usa dire oggi, un “bamboccione” !), ma la società e la politica devono adoperarsi perché quel lavoro ci sia, in modo soddisfacente e adeguato. Marco è un evangelista asciutto, di poche parole, e il suo è il Vangelo più breve. Ma quante lezioni ci vengono da una sola parola del suo racconto, da quel “carpentiere” !

 

Domenica 12 luglio – XV del Tempo Ordinario  (Marco 6, 7 - 13)

Il brano odierno – breve ed essenziale, come sempre nello stile di Marco – può essere definito il “brano della missione”. Gesù, appena “scottato”, si fa per dire, dall’esperienza negativa della sinagoga di Nazaret, che lo aveva portato a dire come nessun profeta sia bene accolto nella propria patria, per così dire “rilancia”, ed invia gli apostoli, a due a due, per predicare il Vangelo in tutte le località della Palestina di allora. La Chiesa prende tale decisione di Gesù come modello per il suo compito, la “missione” appunto, che è quello di annunciare e di testimoniare il Vangelo a tutto il mondo. Questo brano è stato commentato da Papa Francesco in una delle omelia mattutine a Santa Marta. Il Papa ha sottolineato alcuni passaggi del testo. Anzitutto, quello dove si dice che Gesù “chiamò i Dodici”: alla base della missione c’è sempre una “chiamata”, personale e diretta, che è rivolta – nella diversità dei carismi e dei ruoli – a ciascuno di noi. Una chiamata alla quale nessuno di noi deve sottrarsi. Un secondo aspetto indicato da Francesco è quello relativo alle guarigioni, che egli interpreta sia in senso proprio sia in senso figurato, come guarigioni del corpo ma anche dell’anima:  Gesù cosa comanda di fare ai discepoli ? Qual è il suo programma pastorale ? E’ quello di curare, guarire, alzare, liberare, cacciare via i demoni: questo è il programma semplice, che coincide con la missione della Chiesa: la Chiesa che guarisce, che cura.
 Alcune volte io ho parlato della Chiesa come di un ospedale da campo: è vero! Quanti feriti ci sono, quanti feriti! Quanta gente che ha bisogno che le sue ferite siano guarite!».

 

Domenica 19 luglio – XVI del Tempo Ordinario (Marco  6, 30 – 34)

Ciò che ai nostri occhi appare più significativo del brano odierno di Marco è probabilmente la frase finale: “Sbarcando, vide molto folla e si commosse per loro, perché erano come pecore senza pastore, e si mise a insegnare loro molte cose”. Nella commozione di Gesù – di cui parla per lo stesso episodio anche Matteo - noi vediamo tutta la sua umanità, ma vediamo anche il senso profondo della missione della Chiesa. La Chiesa, sempre, tende la mano a chi è in difficoltà, a chi è senza guida. Gesù, infatti, non prova solo compassione, bensì “si mise a insegnare molte cose”. E, subito dopo, al nutrimento spirituale unirà anche quello materiale, con la prima moltiplicazione dei pani e dei pesci.

 

Domenica 26 luglio – XVII del Tempo Ordinario (Giovanni 6, 1 – 15)

Abbiamo già fatto notare altre volte come il ciclo liturgico dei Vangeli del Tempo Ordinario, dedicato a turno ad uno dei tre “sinottici”, cioè più simili tra loro nel racconto evangelico (quest’anno a Marco), subisca ogni tanto alcune interruzioni. E' il caso delle cinque domeniche del periodo estivo nelle quali – oggi è la prima della cinque – vengono letti brani del Vangelo di Giovanni, in particolare quel capitolo sesto che molti chiamano il “capitolo proto eucaristico”. Non siamo ancora all’ultima Cena, ma l’istituzione dell’Eucaristia e la sua forza salvifica vengono preannunciati, in questo capitolo, sia dall’episodio della moltiplicazione dei pani, che leggiamo oggi (“Gesù prese i pani e, dopo aver reso grazie, li distribuì”), sia nel successivo discorso nella sinagoga di Cafarnao, tutto incentrato sul “pane del cielo” che è pane di vera vita e che è Gesù stesso. Sono brani che con molta chiarezza contengono la spiegazione teologica dell’Eucaristia e che ne fanno quindi il fondamento della fede e della vita cristiana. Una fondamento che deve accompagnarci tutti i giorni della nostra vita, facili o difficili che siano. Per questo la Chiesa ci fa leggere questo capitolo di Giovanni proprio al centro del Tempo Ordinario della liturgia.

 

                                                               



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