N° 2 - Febbraio 2014
I PADRI DELLA CHIESA (10) SAN BASILIO MAGNO
di Ratti Antonio



Dopo alcuni Padri occidentali, torniamo a Oriente per parlare di un grande combattente, testimone della fede e organizzatore del monachesimo. Basilio nasce a Cesarea di Cappadocia (regione centrale della Turchia) nel 329 da una ricca famiglia. Il padre è un rètore e avvocato, quindi persona dell’èlite cittadina. Fin dalla più tenera età respira il pensare, l’agire e i valori della religione cristiana. I nonni paterni hanno subito il martirio sotto la persecuzione (303-307) dei tetrarchi imperatori Diocleziano e Massimino, mentre la nonna materna Macrina, la madre Emmelia, i fratelli Gregorio, vescovo di Nissa, e Pietro, vescovo di Sebaste, e la sorella primogenita Macrina sono tutti venerati come santi dalla Chiesa cattolica. In una famiglia con queste caratteristiche non sentirsi contagiato dalla fede a tempo pieno, è oltre modo difficile. Della nonna Macrina, dalla quale riceve la prima educazione cristiana, dice: “Io non dimenticherò mai in vita mia, i forti stimoli che davano al mio cuore, ancora tenero, i discorsi e gli esempi di questa piissima donna”. Il padre Basilio è il suo primo maestro, poi continua gli studi a Cesarea, a Costantinopoli e ad Atene, allora tra i principali centri culturali del mondo ellenico e pagano. Qui conosce Gregorio Nazianzeno (di cui parleremo) anche lui nella capitale greca per ragioni di studio. La loro profonda amicizia durerà tutta la vita. Conosce anche un giovane di belle speranze di nome Giuliano, educato al cristianesimo dal vescovo Eusebio di Cesarea, che la storia ci fa conoscere, a seguito di fortunose e spericolate azioni e matrimoni, come l’imperatore Giuliano l’apostata.
Tornato in patria nel 356, si dedica all’insegnamento della retorica. Attirato dall’ideale monastico, anche su sollecitazione della sorella Macrina, che ha fondato e dirige un monastero, si ritira a vita ascetica e riceve il battesimo. Per meglio comprendere lo spirito e lo stile di vita degli anacoreti, viaggia molto dalla Mesopotamia alla Siria, dalla Palestina all’Egitto, dove frequenta in particolare i cenobi fondati da san Pacomio nei territori del patriarcato di Alessandria. Torna in patria e si ritira sulle rive del fiume Iris, presso Annosi, città del nord della Turchia, a riflettere sulle esperienze fatte durante i suoi viaggi e a pensare come realizzare il suo modello di vita ascetica. Intorno al 360 il vescovo Eusebio di Cesarea lo chiama al suo fianco conferendogli il presbiterato. Nel 370, alla morte di Eusebio, Basilio gli subentra come arcivescovo di Cesarea di Cappadocia ed esarca (metropolita) dell’intera regione del Ponto ( Cappadocia e nord Turchia fino al mar Nero). Forte è il suo impegno in difesa del cristianesimo contro Giuliano (imperatore dal 360 al 363), sua vecchia conoscenza, che tenta di ripristinare una nuova forma di paganesimo. Combatte l’eresia ariana che, sostenuta da Valente (imperatore dal 364 al 378), sta diffondendosi pericolosamente. Lo stesso imperatore tenta inutilmente di piegare Basilio a questa eresia e per ritorsione divide la diocesi di Basilio in due eleggendo anche un vescovo ariano. I Goti nel 378 uccidono in battaglia Valente, il successore Teodosio I, con l’Editto di Tessalonica del 380, dichiara il cristianesimo unica religione di Stato e allontana da Costantinopoli il vescovo ariano Demofilo, incardinando come patriarca Giovanni di Nazianzo, vescovo della piccola comunità che era rimasta fedele al credo di Nicea.

Ma di tutto questo Basilio non riesce esserne testimone, perché a soli cinquant’anni, il suo fisico, che non era mai stato possente, provato dall’austerità, dalle malattie e da una vita vissuta senza risparmio, cede; infatti, il vescovo Basilio muore il 1° gennaio del 379. Durante il suo viaggio presso diversi centri cenobitici, Basilio, persona intelligente e concreta, pur ammirando la scelta radicale di dono totale a Dio compiuto dagli anacoreti, la ritiene incompleta e carente nel rifiuto di rapportarsi con il mondo. Basilio ritiene che per amare Dio in modo totalizzante non bastino i digiuni, le privazioni e la preghiera contemplativa, sebbene il tutto sia ineccepibile ed encomiabile. Com’ è possibile realizzare lo spirito della Parola, che è imperniata sull’amore verso il prossimo (“amatevi l’un l’altro come io ho amato voi”), se si vive nella solitudine e nell’ isolamento? Sembra domandarsi Basilio. Pertanto presenta il suo modello di vita monastica inteso come il percorso ideale per raggiungere la perfezione cristiana, anzi, invita tutti, anche i laici, a condurre, indipendentemente dalla propria collocazione nella società, uno specifico stile di vita. All’eremo, tipico rifugio del primo e spontaneo anacoretismo, preferisce il cenobio, che prevede celle o romitori autonomi, ma con luoghi preposti alla preghiera e al lavoro comunitari. Secondo Basilio, il cenobio è un’organizzazione in grado di favorire l’aiuto scambievole tra i monaci e la correzione dei difetti. Fa propria l’esperienza cenobitica di san Pacomio in Egitto, ma mira a rafforzare la dimensione familiare e la socialità delle piccole comunità di monaci. Scrive la Grande Regola (Regulae Fusius Tractatae ) di 55 articoli che indicano i doveri del monaco, chiamato “fratello”.
Basilio è senza ombra di dubbio la figura più influente per lo sviluppo del monachesimo nell’intera cristianità, perché anche san Benedetto si ispira al modello del vescovo di Cesarea. Con i suoi insegnamenti modera i comportamenti estremi e autolesionistici di austerità, suggerisce come coordinare le attività di lavoro e di preghiera per garantire un ritmo di vita equilibrato e rispettoso della dignità personale del monaco. Nella Regola riveste un ruolo fondamentale l’integrazione nella vita della Chiesa e della comunità civile da parte del monaco, che deve dedicarsi, sotto l’autorità del vescovo, al ministero pastorale. Si spiega così che i monaci basiliani siano normalmente anche sacerdoti a differenza di altri Ordini, i cui membri non sono necessariamente consacrati. Da quanto sopra è comprensibile come i suoi monasteri non si trovino in luoghi impervi e isolati, ma siano nelle città o nelle immediate vicinanze, in modo che la scelta del silenzio, del raccoglimento e della preghiera si sposi all’azione caritativa verso i poveri e i bisognosi di aiuto materiale e spirituale. Concretamente organizza vere cittadelle della carità (Basiliadi), dove i monaci danno occupazione, assistono i malati, i poveri e gli orfani. In conclusione, la regola basiliana propone una sintesi armonica tra il lavoro manuale, che rafforza il corpo, la preghiera, che rinfranca lo spirito e lo studio delle Scritture, che illumina la mente. In oriente l’Ordine basiliano ha un rapidissimo e grande sviluppo.

In occidente arriva nell’VIII secolo, soprattutto in Calabria, quando l’imperatore Leone III l’Isaurico scatena le persecuzioni iconoclastiche (730) contro il culto delle icone di cui i monaci sono i maggiori artisti. Le condizioni favorevoli trovate in Calabria permettono la costruzione di diversi monasteri come il Patìrion di Rossano C. e quello di san Giovanni  Therestis a Stilo con una fioritura di santi: sant’Elia lo Speleota, san Giovanni Therestis, san Fantino il vecchio e san Fantino il giovane. San Benedetto conosce l’impostazione della vita monastica di Basilio dall’Abate Servando, che, dopo un lungo soggiorno in Palestina in cenobi basiliani, torna in Italia e fonda ad Alatri, in Ciociaria, nel VI secolo, il Protocenobio di san Sebastiano. Benedetto, che con Servando è in grande amicizia, sul suo esempio nel 529 fonda l’Abbazia di Montecassino, dettando la Regola benedettina che raccomanda di leggere la Bibbia, i Padri della Chiesa e la vita e la “Regola del nostro santo Padre Basilio”. Ora è chiaro da dove trae origine il sintetico “Ora et labora”.
Il contributo di Basilio non si ferma al monachesimo. Grande è il suo impegno verso la liturgia essendo vissuto alla fine delle grandi persecuzioni con il cristianesimo che si prepara a diventare la religione unica dell’Impero; quindi i riti della Chiesa, fino allora affidati alla memoria e alla estemporaneità, cominciano ad essere codificati e strutturati. Scrive molte opere, lettere e omelie; di rilievo è il trattato sullo Spirito Santo, dove afferma la consustanzialità delle tre Persone. Per far contenti i vegetariani e coloro che amano gli animali, termino con la celebre preghiera a loro dedicata:”O Signore, accresci in noi la fratellanza con i nostri piccoli fratelli; concedi che essi possano vivere non per noi, ma per se stessi e per Te; facci capire che essi amano, come noi, la dolcezza della vita e ti servono nel loro posto meglio di quanto facciamo noi nel nostro”.  L’espressione “Ti servono nel loro posto, ecc.ecc.”  dovrebbe essere oggetto di profonde riflessioni per capire quanto l’atteggiamento dell’uomo moderno viaggi nell’anarchia. La Chiesa cattolica ne fa la memoria liturgica il 2 gennaio insieme all’amico san Gregorio nazianzeno.




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