N° 3 - Marzo 2013
COMMENTO AI VANGELI DEL MESE DI MARZO
di Gualtiero Sollazzi

 

 

 

3a domenica di Quaresima (avvenimenti tragici e fico sterile -Lc. 13, 1-9)

La prima impressione è inquietante nel leggere il brano del Vangelo di oggi. Le parole di Gesù appaiono minacciose, senza scampo. Sembra che la “Buona Notizia”, il Vangelo appunto, non sia più tale. Ma sarà così? Se un genitore che vede correre il bambino verso un ciglio pericoloso, gli grida di stare attento al pericolo che può capitargli, non è forse perché gli preme? Così Gesù. Ci mette in guardia per amore, solo per amore. Fa vedere, con esempi tragici, com’ è sbagliato percorrere certe vie, le nostre.  Che fanno della  vita, ricordiamo l’immagine del fico, una vita senza frutti. C’è una parola chiave da non ignorare: Conversione. Che, in fondo, significa, scegliere il Cristo, per non camminare nelle tenebre, madri di amarezze senza fondo. Percorrendo le vie del Signore: “Io sono la via!” amando, per donare vita al mondo; facendo del dolore, una croce santa; seminando gioia, per dare luce a tanti scoraggiati. Cammineremo, canta Zaccaria, “sulla via della pace”. Così, quando busseremo alla porta di Dio, la nostra cesta sarà colma di grappoli e di frutti.

4a domenica di Quaresima (Il figlio prodigo -Lc.15,1-3.11-32)

Chi è Dio? Risponde Gesù: Uno che scruta se il figlio torna, e da lontano lo vede. Che si commuove, con viscere materne sussultanti di amore. Che si attacca al collo del figlio ritrovato e lo bacia: in greco l’espressione sarebbe “lo strabacia”. Non sta neppure ad ascoltare quello che quel figlio pentito aveva, nel suo pentimento, preparato. Gli tappa la bocca per ordinare gioiosamente un vestito di festa, anello prezioso, sandali da reggia, vitello da mangiare insieme, in letizia. Ecco Dio: un Volto nel volto; occhi negli occhi; un amore che sentendo il profumo del pentimento, non fa lo sdegnato, non si gira altrove: abbraccia  e perdona.

5a domenica di Quaresima (L’adultera – Gv.8, 1-15)

“Due mani che mi prendono quando più nessuna mano mi tiene: ecco Dio”, scrive don Mazzolari, prete e parroco. Proprio così, e il brano di oggi, lo racconta appieno. Una povera donna viene strumentalizzata per mettere Gesù in difficoltà. Un gesto disgustoso dove non interessa il peccato commesso ma si vuol, ci dice Giovanni, “mettere alla prova il Maestro e avere di che accusarlo”. Quella donna rischia la morte, ma Gesù vuole che ella viva. “Il primo sguardo di Gesù non va mai sul peccato delle persone, ma sempre sulla sofferenza”, riflette un teologo, Baptist Meztz. Quel pomeriggio al tempio, gli scribi e i farisei sono assetati di sangue non per punire un peccato ma per rovinare il Maestro. Insistono per la condanna; Lui li sfida a colpire se si considerano “senza peccato” e così, scappano, e per primi, i più vecchi. Gesù, allora si rivolge a quella poveretta e la chiama “donna”, con il nome che ha usato a Cana di Galilea e che userà sul Calvario per sua madre.  La perdona,  le dona pace. Allora, ci venga dal cuore una preghiera: Signore dammi la gioia di vederti mentre ti alzi e ti fai vicino. Dammi l’umiltà di lasciare cadere dalle mie mani tutti i sassi. Aiutami, e non lancerò mai più pietre contro nessuno.

 

Domenica delle Palme (Vangelo della processione delle Palme, Lc 19, 28-40).                                                 

E’ la domenica nella quale due parole emergono prepotentemente: “Osanna”  e “Crocifiggilo”.  Gesù entra nella città santa, acclamato da una gran folla. E’ una festa piena: rami di olivo e palme agitate con gioia, mantelli stesi sulla strada, umile omaggio al “Figlio di David”, a “Colui che viene nel nome del Signore”.  Lui incede  cavalcando un' asina come aveva annunciato  un lontano profeta, cosciente di quello che lo aspetta a Gerusalemme. Gode, quel momento troppo breve, ama che gli facciano festa perché altrimenti “griderebbero le pietre” dirà ai soliti  invidiosi e perversi. Questi vinceranno pochi giorni dopo, lo faranno arrestare e condannare. Aizzeranno la gente a urlare dissennatamente a Pilato: ‘Crocifiggilo’. Una domenica, questa, che ci interroga. Il cuore ci dice: scegli l’Osanna al Cristo Signore. Questa parola ha il gusto dell’accoglienza e dell’amore. Ogni volta che partecipiamo all’Eucarestia, cantiamo “Santo, santo, santo… Benedetto Colui che viene nel nome del Signore, Osanna nell’alto dei cieli”. E quel Gesù che umile, cavalcando un’asina, entrò quel giorno a Gerusalemme, viene a noi, tutte le volte che si celebra la Messa, celato  dagli umilissimi segni del pane e del vino. Beati noi se Lo sapremo riconoscere, se agiteremo l’ulivo della pace, cantando nel cuore’ Osanna’;  se Gli offriremo la palma delle nostre sofferenze,  stendendo   i nostri mantelli, cuciti di umiltà  e carità.

Pasqua di Resurrezione

Nella notte, si è celebrata la grande Veglia pasquale, la ‘madre di tutte le veglie’ insegna Agostino. Col grande annunzio che prende il nome di “Exultet”, dalla prima, straordinaria parola,  invitante a gioia piena. Tonino Bello, vescovo, si raffigura che la natura stessa partecipi a un evento così sbalorditivo, quale la resurrezione di Gesù. E scrive: “Che cosa faranno gli alberi stanotte, quando suoneranno a stormo le campane? Le piante del giardino spanderanno insieme, come turiboli d'argento, la gloria delle loro resine? E gli animali del bosco ululeranno i loro concerti mentre in chiesa si canta l'Exultet ? Come reagirà il mare, che brontola sotto la scogliera, all'annuncio della Risurrezione? L'angelo in bianche vesti farà fremere le porte anche dei postriboli? Oltre i cancelli del cimitero, sussulteranno sotto il plenilunio le tombe dei miei morti? E le montagne, non viste da nessuno, danzeranno di gioia attorno alle convalli?”. Sì, con la Resurrezione, la gioia è entrata nel mondo. La nostra fede pasquale sarà tanto più grande, quanto più sarà umile e salda come la fede dei primi testimoni: le donne e gli apostoli. Credettero al Risorto, lo testimoniarono con parole semplici e decisive: “noi abbiamo visto e testimoniamo…” . Lasciarono tutto, subirono tutto, persero tutto, anche la vita, per annunciare al mondo  Cristo Gesù. Nell’Oriente cristiano, ci si saluta, oggi, così: “Cristo è risorto”. Anche noi, come i fratelli orientali, salutiamo  chi amiamo e incontriamo a Pasqua e non solo, quasi cantando  queste incredibili e consolanti parole: Cristo è risorto, Alleluia!

                                                                                           

 

          

 


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